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lunedì 07 marzo 2011

STOP A “SAGRA SELVAGGIA”, CONFCOMMERCIO VICENZA PROPONE
AI COMUNI DELLA PROVINCIA
UNA REGOLAMENTAZIONE
L’obiettivo: evitare la concorrenza sleale alla ristorazione da parte di quegli eventi che non hanno alcun legame con la tradizione e il territorio
Comunicato del 7 marzo 2011

Basta con le finte sagre o feste paesane fatte solo a fini esclusivamente commerciali e speculativi e come forma di elusione delle norme sanitarie e tributarie, perché danneggiano sia il settore della ristorazione, sia le vere manifestazioni tradizionali.
Lo chiede Confcommercio Vicenza a tutti i 121 comuni della provincia, ai quali è stata inviata una bozza di “Regolamento comunale per la disciplina delle sagre, delle feste e per le manifestazioni di pubblico spettacolo”.
Con questa iniziativa l’Associazione del commercio, turismo e servizi della provincia di Vicenza punta a mettere un freno al proliferare di quelle feste paesane, realizzate soprattutto in primavera ed estate, che non hanno nulla a che fare con la promozione del territorio o con finalità sociali e che invece trasformano, per settimane, intere vie e piazze dei paesi della provincia in veri e propri bar e ristoranti “on the road”, in piena concorrenza con i pubblici esercizi. Con la differenza, ovviamente, che spesso queste finte sagre non rispettano le stesse rigide regole (sul fronte del fisco, della sicurezza, dei requisiti igiencio-sanitari) di chi gestisce un locale, e i minori costi dovuti all’elusione delle normative in materia si riflettono sui prezzi finali, ingenerando un fenomeno di concorrenza “sleale”.
“La nostra posizione non è aprioristicamente contraria alle sagre e alle feste paesane – afferma Andrea Gallo, direttore della Confcommercio di Vicenza -, chiediamo però ai comuni di valutare e approfondire la “genuinità” di tali manifestazioni prima di autorizzarle. Va, dunque, a nostro avviso verificato se sono effettiva espressione di un’identità culturale del territorio e se affondano la loro storia in qualche tradizione o produzione locale. Negli ultimi anni, infatti, il fenomeno è cresciuto a dismisura con centinaia di appuntamenti distribuiti capillarmente in ogni piccolo comune, frazione, quartiere e molto spesso si tratta di eventi che nulla hanno a che fare con le vere sagre”.
E che l’intenzione di Confcommercio non sia quella di “sforbiciare” le manifestazioni tradizionali, lo dimostra il fatto che nella lettera di accompagnamento al disciplinare inviato ai comuni, il presidente della Confcommercio Vicenza Sergio Rebecca e il direttore Andrea Gallo evidenziano come “le aziende delle ristorazione si rendono fin d’ora disponibili a collaborare con le rispettive Amministrazioni comunali nell’organizzazione e nello svolgimento delle sagre, mettendo a disposizione la loro professionalità per la salvaguardia e valorizzazione delle ricette tradizionali, nella convinzione che, ad evento concluso, i prodotti enogastronomici possano continuare ad essere promossi in tanti ristoranti, trattorie e pubblici esercizi”.
Lungi, dunque, dal mettere in difficoltà Comuni e Pro Loco (che anzi beneficerebbero di questo riordino del settore), Confcommercio vuole collaborare, mettendo però qualche giusto paletto per scoraggiare i “furbetti” delle finte sagre. Quali? Ad esempio - come si legge nella bozza del regolamento - definendo con precisione cosa si intende per “sagra” e per “festa”: nel primo caso la finalità è valorizzare il legame tra prodotti enogastronomici e territorio; nel secondo perseguire finalità di volontariato, culturali, politiche, religiose, sportive, ricreative e sindacali. Il regolamento interviene poi sulla durata di ciascun evento, che non deve essere superiore a 4 giorni consecutivi, mentre nell’arco dell’anno il Comune non può autorizzare manifestazioni per più di 30 giorni, evitando le sovrapposizioni.
Fissato anche un orario di chiusura delle manifestazioni: le ore 24 di ogni giorno. Ampio il capitolo sul consumo di bevande alcoliche: si va dal divieto di intitolare le manifestazioni con termini ascrivibili a questi prodotti (ad esempio “sagra della birra”) a quello di somministrazione e vendita a partire da un’ora prima della chiusura dell’evento. No, poi, ai superalcolici nelle sagre e nelle feste, mentre un limite viene messo anche alle bevande alla spina (il contenitore non può superare i 50 cl.). Obbligatorio, poi, mettere a disposizione degli avventori l’alcoltest.
Tra i 20 articoli del documento redatto da Confcommercio, anche un occhio di riguardo all’ambiente: nel regolamento, infatti, si vieta l’utilizzo dei monouso non biodegradabili per la somministrazione degli alimenti in sagre e feste.
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