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CIS, IL CENTRO COMMERCIALE NON E'
LA SOLUZIONE
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La programmazione commerciale nel Veneto come è stata attuata negli ultimi anni deve essere profondamente modificata: le “cittadelle artificiali”, le mega strutture di vendita disseminate un po’ ovunque in periferia, creano un impatto fortemente negativo sull’economia, il territorio, il tessuto sociale e l’articolata rete distributiva esistente.
La posizione della Confcommercio regionale su questi temi è chiara da tempo e anche dall’Associazione vicentina non sono mancati negli ultimi tempi interventi critici contro operazioni immobiliari che mettono a rischio l’equilibrio e la sostenibilità della rete distributiva esistente.
Ne sono esempi recenti le questioni del possibile nuovo outlet di Grisignano di Zocco e il Cis di Montebello Vicentino che ha visto la mobilitazione dei dirigenti locali con interventi e solleciti alle amministrazioni competenti.
Sul caso Cis in particolare, il nuovo centro commerciale all’interno del Centro Intermodale Merci e Servizi che dovrebbe sorgere a Montebello Vicentino tra la Regionale 11 e la ferrovia, l’ennesimo no, compatto e unanime, è arrivato dai dirigenti delle delegazioni comunali Confcommercio dell’area potenzialmente interessata dall’insediamento riunitisi nei giorni scorsi nella sede mandamentale di Lonigo.
Nel documento di contrarietà sottoscritto dal presidente della Confcommercio provinciale Sergio Rebecca e inviato a Regione, Provincia e Comuni dell’area, si sottolinea come il possibile insediamento di una grande struttura di vendita nell’area sia in palese contrasto con gli indirizzi di programmazione territoriale superiore e incoerente rispetto anche al recente orientamento espresso dalla Regione di privilegiare la realizzazione di eventuali nuove grandi strutture di vendita nei centri storici, e non nelle periferie, che così potranno riacquistare attrattività, rinsaldando il tessuto sociale.
Sul piano tecnico si propone invece, secondo gli orientamenti espressi dal PTCP – Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, di riqualificare, prima di ulteriori insediamenti commerciali, le numerose e consistenti aree produttive dismesse o in via di dismissione lungo la “strada mercato” situata nell’asse Verona – Vicenza o piuttosto di attuare all’interno dell’area del CIS la prevista zona produttiva intercomunale, creando una piattaforma integrata logistico-produttiva, considerato come sia oramai non più attuabile e fuori mercato una semplice destinazione logistica del centro intermodale.
Una considerazione non trascurabile nel documento della Confcommercio viene riservata alla questione del “valore” dell’area sede del nuovo centro: “Affinché l’intera operazione non assomigli ad una colossale speculazione immobiliare- si legge nel documento-, si dovrebbero quantomeno precisare i criteri compensativi a favore degli originari proprietari dei terreni, per evitare disparità di trattamento a favore di quanti oggi si vedono premiati dalla nuova previsione urbanistica”, preoccupazione peraltro avvalorata dalla presenza, quale socio privato nel Consorzio CIS, dell’Immobiliare Arco Srl di Brescia, la società che ha vinto il bando per la realizzazione del centro intermodale con notevoli interessi nel settore delle costruzioni commerciali. Per l’area in questione dalla Confcommercio arriva infine la proposta di elaborare un PATI tematico (Piano d’Assetto del Territorio Intercomunale) per il riordino della rete commerciale dei quattro comuni interessati nell’ambito del progetto VI.VER. (da Altavilla Vicentina a San Bonifacio), come previsto appunto dal PTCP di prossima adozione.
La contrarietà della Confcommercio alla costruzione del centro commerciale è stata ribadita nei giorni scorsi dai dirigenti delle delegazioni locali ai sindaci della zona (vedi riquadro) con l’obiettivo di far condividere le forti preoccupazioni della categoria e sollecitare un pronto intervento, per quanto di propria competenza, per evitarne la realizzazione.
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